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terremoto cile

Perché in Cile non corrono quando c’è il terremoto

Il terremoto del 16 settembre 2015 conferma ancora una volta come solo una seria prevenzione ci può difendere dai danni dei terremoti

Il forte terremoto avvenuto lungo la zona costiera del Cile (zona di subduzione o linea di Benioff), magnitudo 8.2, è stato causato dallo scorrimento di circa 5 metri di una faglia lunga 240 km e larga 90 km.
In Cile, dopo il disastroso terremoto del 1960 di magnitudo M 9.5, il terremoto più forte mai registrato al mondo, gran parte degli edifici sono costruiti con norme antisismiche e il governo ha adottato norme per invogliare la popolazione ad adeguare la propria abitazione. In Cile tutti gli edifici devono resistere a magnitudo molto elevate. Tutti gli abitanti cileni sono cresciuti ed educati all’autocontrollo durante un evento sismico.
Dopo il terremoto del 1960 (“il terremoto di Valdivia“) il Ministero dell’Economia del Cile adottò il nome di “Ministero dell’Economia, dello Sviluppo e della Ricostruzione“. Solo il 12 febbraio 2010, con l’approvazione della legge 20.423, per rinnovare le istituzioni turistiche, si scelse di sostituire il nome del Ministero in “Economia, sviluppo e Turismo”, dato che “e la ricostruzione” sembrava ormai obsoleto.
Il caso volle che, 15 giorni più tardi, arrivasse il terremoto del Cile del 2010, uno dei peggiori disastri naturali della storia. Il più forte sisma in Cile dal 1960, di 8,8 Mw e durato 150 secondi, l’energia elastica liberata fu pari a 15.000-20.000 volte quella liberata nel terremoto dell’Aquila nel 2009.
Il terremoto in Cile può ancora causare molte vittime e danni agli edifici, ma “di fatto oggi il Cile ha una vulnerabilità degli edifici molto bassa, ma anche una popolazione educata al terremoto e questo spiega il bassissimo numero di vittime nonostante una magnitudo così elevata (in termini di energia, il terremoto di oggi – 16 settembre 2015 – è stato circa 5000 volte maggiore di quello avvenuto in Emilia Romagna il 20 maggio 2012)” (fonte: INGV).

E in Italia quali sono gli incentivi per ridurre la vulnerabilità degli edifici?

In Italia oggi è possibile usufruire di bonus fiscali del 65% per l’antisismica solo nelle zone 1 e 2 (le zone sismiche in Italia sono quattro, la 1 è la più alta, la 4 la più bassa).
È in discussione la proposta di allargare l’incentivo fiscale per l’adeguamento sismico dalle zone 1 e 2 alla zona 3, ipotesi che riguarderebbe 4,4 milioni di edifici, circa il 60% dei quali costruiti prima del 1971, quindi non in linea con le norme sismiche attuali.
Ma oggi sulla prevenzione non è ancora stato fatto abbastanza.
Un documento Cna-Legambiente ricorda che ci sono in Italia «oltre 6 milioni di edifici e 24 milioni di persone che vivono in zone ad alto rischio sismico, (…) il 55% degli edifici italiani ha oltre 40 anni di vita, il 75% nelle città». Senza dimenticare «4,6 milioni di abusi edilizi, 450mila edifici illegali e 1,7 milioni di alloggi illegali».

terremoto Cile

Cile, terremoto del 1960 (foto © flickr I santiagonostalgico)



FONTI:

www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com 1 settembre 2015

www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com 9 settembre 2015

www.ingvterremoti.wordpress.com 17 settembre 2015

– ll Sole 24Ore del 18 settembre 2015, Roberto Da Rin

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