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bolla fuller

Vivere in una bolla, è il nostro futuro?

Vivere in una bolla è il nostro futuro? È una delle domande che ci si poneva dopo l’Expo 1967

Non saprei dire cosa resterà di Expo 2015 a Milano. Di certo le eredità architettoniche delle Esposizioni mondiali del passato sono molte e importanti. All’Expo 1967 di Montreal, ad esempio, tra i vari padiglioni il più impressionante di tutti è stato quello statunitense con la cupola geodetica di Fuller.
La cupola catturò l’attenzione di architetti futuristici in tutto il mondo e in particolare il giovane architetto Norman Foster che chiese a Fuller di collaborare al suo studio londinese fino alla sua morte nel 1983.
Richard Buckminster Fuller (1895 –1983), fu un inventore, architetto, designer, filosofo, scrittore e conduttore televisivo statunitense e famoso principalmente per le sue cupole geodetiche.
La costruzione di queste cupole si basa sull’estensione di alcuni principi base dei solidi semplici, come il tetraedro e l’ottaedro. Fuller non ne fu veramente l’inventore ma fu quello che ne sviluppò l’idea e la brevettò. La struttura della cupola geodetica, o della tensostruttura in generale, si sviluppa sull’estensione di elementi prefabbricati di forma geometrica (tetraedri o ottaedri) in metallo o in plastica collegati con giunti nodali. La struttura così composta è estremamente resistente rispetto al suo peso.
Per Fuller la casa geodetica di tipo aerospaziale poteva essere un modello abitativo ma non ebbe molto successo anche per via della complessità progettuale oltre che dei costi. Tuttavia, centinaia di migliaia di cupole geodetiche da allora sono state costruite in tutto il mondo per vari usi.

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Bucky Dome, l’abitazione geodetica di Richard Buckminster Fuller

In molti vedono in Fuller il padre del movimento per la sostenibilità abitativa

Anche Fuller abitava con sua moglie in una cupola geodetica in Illinois, a Carbondale. La “Bucky Dome” fu costruita in soli sette ore ed è composta da pannelli di compensato, materiale economico e facile da assemblare, anche se facilmente deteriorabile con l’umidità. Oggi Fuller avrebbe senz’altro una più ampia scelta di materiali adatti alla sua cupola.
Nel 1960 Fuller progettò una cupola di due miglia di diametro per racchiudere il centro di Manhattan in un clima controllato. Calcolò che il suo costo sarebbe stato ammortizzato nel giro di dieci anni, semplicemente risparmiando sui costi di rimozione della neve. Il progetto si rivelò impraticabile, ma qualcuno pensa che oggi, con le nuove tecnologie, sarebbe possibile realizzare qualcosa di simile.
In risposta alla qualità dell’aria cattiva che colpisce molte città dei paesi in via di sviluppo come l’India e la Cina, lo studio di architettura internazionale Orproject propone ad esempio la costruzione di un parco all’interno della città come una sorta di mega serra con orto botanico. Si tratta del “Bubbles Biodiversity Parks” ed è stato recentemente premiato.
Credo che creare un luogo dove rifugiarsi dall’inquinamento urbano non sia la soluzione giusta.
Si tratta di progetti che non risolvono le cause dell’inquinamento, tuttavia fanno riflettere molto sul futuro di alcune città. E Fuller è stato un precursore non soltanto di un concetto abitativo ma di una ricerca che lui sentiva allora essere già di grande attualità, quella sulla sostenibilità delle nostre città.

FONTI:
design.designmuseum.org/
www.bbc.com

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