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Trasformazioni città

Trasformazioni delle città del XIX secolo

Il XIX secolo fu decisivo per le trasformazioni urbanistiche in Europa

Fu un’epoca segnata da grandi cambiamenti della distribuzione della popolazione fra città e campagna, a seguito del movimento migratorio dalle aree rurali alle città. Col tempo la città cambiò nelle sue funzioni.
Parlare della grande trasformazione urbanistica dell’800 avvenuta nelle città europee è come aprire un grande libro di storia. Ma qui desidero solo dare qualche spunto per iniziare un viaggio nella storia economica, politica e sociale dell’Europa del XIX secolo senza fare a meno di due incredibili figure, un urbanista e uno scrittore filosofo, il cui pensiero agli antipodi merita un approfondimento al di fuori di questo spazio.
L’urbanizzazione del XIX secolo si spiega solo in parte con lo sviluppo industriale ottocentesco il quale coinvolse alcune zone specifiche del territorio europeo. Alcune città, anche se non città industriali vere e proprie o non ancora, erano invece coinvolte in fenomeni connessi all’industrializzazione, quali l’ampliamento dei mercati interni ed esteri, l’aumento dei traffici, la concentrazione delle attività commerciali strettamente legate alla produzione.
Soprattutto nelle grandi città, si demolisce, si costruisce, si modifica la distribuzione spaziale delle funzioni economiche e sociali. Si cambia il volto della città per farla diventare la città della borghesia.
I modelli d’intervento urbanistico erano applicati anche in realtà diverse (ne sono state testimoni anche alcune città italiane): l’abbattimento delle mura di cinta nella seconda metà dell’800 che ostacolavano l’espansione, la demolizione di quartieri malsani e vecchi, l’aumento di volume e di altezza degli edifici, la costruzione di edifici simbolo e soprattutto la realizzazione di nuove arterie come il Ring di Vienna o i boulevards di Parigi.

Gustave Caillebotte, Paris Street; Rainy Day, 1877, oil on canvas (The Art Institute of Chicago)

Gustave Caillebotte, Paris Street; Rainy Day, 1877, oil on canvas (The Art Institute of Chicago)

Mentre in alcune città erano le amministrazioni municipali a pianificarne il risanamento, come nelle città industrializzate inglesi, in altre era lo Stato

In Francia era lo Stato a organizzare i piani di ammodernamento delle città. La grande trasformazione urbanistica di Parigi, diretta dal prefetto Haussmann, è spinta da esigenze di monumentalità, di prestigio nazionale e di ordine pubblico più che di risanamento, oltre che da interessi privati (immobiliari, finanziari, speculativi).
Georges Eugène Haussmann, o Barone Haussmann, era considerato un urbanista a pieno titolo. Aveva grandi capacità manageriali, di invenzione e creatività, capacità di interpretare lo spirito del tempo o anche di anticiparlo. Guardava allo spazio pubblico come allo spazio dedicato al tempo libero, all’incontro, allo spettacolo, alla cultura. I parchi urbani e periferici, gli squares (parola inglese che indica uno spazio pubblico a metà tra il parco e il giardino), giardini, passeggiate, arredo urbano, divennero gli elementi costitutivi dello spazio pubblico con una nuova idea fisica, spaziale e politica.
Parigi sarà nelle narrazioni dello scrittore e filosofo Walter Benjamin la grande metropoli moderna per antonomasia e, andando oltre il concetto estetico e politico di Haussmann, svela i fenomeni del mondo di produzione capitalistico, di alienazione e di solitudine della città:
“L’ideale urbanistico di Haussmann erano gli scorci prospettici attraverso lunghe fughe di viali. Esso corrisponde alla tendenza che si osserva continuamente nell’Ottocento a nobilitare necessità tecniche con finalità artistiche. Gli istituti del dominio mondano e spirituale della borghesia dovevano trovare la loro apoteosi nella cornice delle grandi arterie stradali. Certe arterie erano ricoperte, prima della loro inaugurazione, di una tenda, e quindi scoperte come monumenti”.

La strada di Champs-Élysées. Uno degli ampi viali alberati di Haussmann.

La strada di Champs-Élysées. Uno degli ampi viali alberati di Haussmann.

FONTI:

www.treccani.it
– Angelus Novus, W. Benjamin, cit., p.151
www.museumofthecity.org

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