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action office

La postazione da lavoro “Action Office”

Action Office I era una postazione da lavoro prodotta da Herman Miller, progettata nel 1964 da Robert Propst e supervisionata dal team di George Nelson

L’idea della postazione era quella di creare uno “spazio permissivo” che desse libertà di movimento al lavoratore con la postura più adeguata a ogni singola attività.
Robert Propst aveva sviluppato una serie di postazioni di lavoro a diverse altezze e forme diverse, per contrastare la monotonia della sedentarietà del lavoro d’ufficio.
Propst aveva studiato l’opera di Edward T. Hall, un antropologo statunitense che si è occupato prevalentemente di prossemica, disciplina introdotta da lui negli anni ’60 per indicare lo studio dello spazio umano e della distanza interpersonale.
Hall ha esaminato come le persone usano le loro superfici di lavoro e ha rilevato che un ufficio contiene tre “zone nascoste”, che la maggior parte dei progettisti tendevano a ignorare:
1. L’area di lavoro immediata del desktop e della sedia
2. Una serie di punti a portata di mano fuori della zona di cui sopra
3. I campi contrassegnati come limite raggiunto quando si allontana dalla scrivania per ottenere un po’ di distanza dal lavoro senza alzarsi realmente

Tuttavia alcuni studi dimostrano che dopo un periodo di tempo, le persone con scrivanie permanenti regolabili finiscono per stare seduti la maggior parte del tempo. Infatti si può andare dalla posizione seduta a quella in piedi, ma non si cambia l’ambiente. È pur vero che oggi la maggior parte delle persone sono legate alle singole postazioni di lavoro per esigenze legate al PC dove si racchiude buona parte del suo lavoro.
Comunque, Action Office I non avrà un grande successo commerciale.

Action Office

Action Office I di Robert Propst e George Nelson, 1964, prodotta da Herman Miller


Action Office

Scrivania con altezza regolabile della postazione Action Office I (© Herman Miller)

Dopo le scarse vendite di Action Office I, Propst e Nelson sono tornati al tavolo da disegno per creare la successiva generazione: Action Office II

Per diversi anni Propst e Nelson non riuscivano a mettersi d’accordo: quale tipo di ambiente di lavoro bisognava sviluppare? A Nelson ad un certo punto fu tolto il progetto e Propst aveva mano libera. Così iniziò a sviluppare l’idea di un ufficio che fosse in grado di frequenti modifiche e di assecondare le mutevoli esigenze del lavoratore con gli stessi elementi di arredo, preservandone un certo grado di privacy.
La progettazione di uno spazio modulare, flessibile, che preservi la privacy ma sia anche aperto allo spazio circostante, voleva in qualche modo favorire la consapevolezza del lavoratore oltre che risolvere problemi di postura.
Nel 1968 nasce Action Office II, un prodotto più economico e modulare rispetto alla prima versione. Questo modello si diffonderà molto negli Stati Uniti ma soprattutto si diffonderà l’idea dei pannelli divisori mobili. Questo modello degenererà nel “cubicle“, un piccolo box di lavoro chiuso su tre lati e standardizzato. Questo modello si rivelerà l’opposto di uno “spazio permissivo”.
L’ottimismo di Propst “sarebbe stata la sua rovina”, scrive Nikil Saval nel suo libro Cubed, e il modulo si trasforma ben presto in una “scatola”.
Alla fine i moduli sembravano “progettati non per soddisfare una società, ma per soddisfare qualsiasi azienda, in modo da massimizzare le spese di affitto per i loro proprietari”.

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La postazione per uffcio Action Office II in origine ad angoli di 120 gradi (© Herman Miller)


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La postazione di lavoro Action Office II progettata da Propst nel 1968 (© Herman Miller)


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Modulo “cubicle”, evoluzione dell’Action Office II del 1978 (© Herman Miller)

FONTI:
www.theguardian.com
www.wikipedia.org/wiki/Action_Office
– Cubed: A Secret History of the Workplace, di Nikil Saval, Doubleday 2014

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